Tra i più antichi e illustri intenditori del Frascati spicca Marco Porzio Catone detto il Censore, che ne fu il primo e più autorevole estensore delle norme di coltivazione e vinificazione nel suo celebre trattato De Agricoltura; originario di una famiglia di viticultori tuscolani amava egli stesso lavorare la sua terra accanto ai dipendenti.

Il Frascati è sempre stato il vino prediletto dai Pontefici e dal popolo romano, che ne poteva avere a volontà nelle occasioni solenni, così come è documentato per l’elezione di Innocenzo X (Giambattista Pamphili) nel 1644, e di Clemente X (Papa Altieri) nel 1670. In tali occasioni, il bianco dei colli tuscolani sgorgava dalle fontane di Roma, dalle froge del cavallo di Marc’Aurelio e dal muso dei leoni del Campidoglio “con gran sollazzo del popolo il quale d’ogni sesso et età concorreva con fiaschi e tazze a bevere allegramente”. L’apprezzamento dei Papi per il Frascati è proseguito fino all’Ottocento: Gregorio XVI ne beveva ufficialmente ogni giorno a mensa “un quartirolo scarso” (mai in realtà assai di più).

Vale la pena di ricordare che probabilmente il Frascati è il vino più citato nella letteratura italiana. Tra le tante menzioni, la più entusiasta è quella di Giuseppe Gioacchino Belli, poeta romanesco del secolo scorso:

“E’ bono, dorce, tonnarello
solo e cor pane in zuppa, e si è sincero
te se confà a lo stomico e ar cervello”

Ma non è da meno Francesco Possenti:

“Pè benedillo nun ce so parole; e sia asciutto, pastoso o cannellino, pare de beve ‘ner bicchier er sole!”.

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